montesissa

Dieci ettari tra bosco, seminativi e vigne su un terreno che una volta era mare spiaggiato e oggi è una giacitura marina del Pliocene, ricca di fossili e povera di azoto. La bassa quantità di azoto, che è il principale alimento dei
lieviti, con l’arrivo dei primi freddi rallenta la loro attività e le fermentazioni si interrompono senza lo svolgimento completo degli zuccheri. Il vino resta fermo per tutto l’inverno, poi a Pasqua si imbottiglia, rigorosamente a luna calante così da permettere alla fermentazione di essere più lenta. Il caldo successivo fa completare la fermentazione in bottiglia. Si crea così un vino spontaneamente frizzante.
Elisabetta ama profondamente la sua terra e ha deciso di essere vignaiola di terza generazione.
“I miei sono vini gastronomici, da pasto, dove la bevibilità è la caratteristica principale. Devono essere facili da bere”, a conferma che semplicità non è sinonimo di banalizzazione, bensì di essenzialità e piacere senza troppi sforzi mentali.

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